Ibandronato riduce il rischio di fratture non-vertebrali e di fratture cliniche nelle donne con osteoporosi postmenopausale


I dosaggi di Ibandronato ( 150 mg una volta al mese per via orale e 3 mg ogni tre mesi per via endovenosa ) producono maggiori incrementi nella densità minerale della regione lombare della colonna vertebrale, rispetto al trattamento con il dosaggio giornaliero per via orale di 2.5 mg.

Una meta-analisi ha valutato se i dosaggi di 150 mg/mese per via orale e 3 mg per via endovenosa/ogni 3 mesi di Ibandronato fossero in grado di ridurre anche il rischio di fratture rispetto al placebo.

I dati degli studi BONE, IV Fracture Prevention, MOBILE e DIVA sono stati raggruppati in tre livelli di dosaggio sulla base dell’esposizione cumulativa annuale, definita come la dose annuale ( mg ) x biodisponibilità ( 0.6% orale; 100% via endovenosa ), oppure placebo.

Sono state esaminate 6 fratture non-vertebrali ( clavicola, omero, pelvi, anca e gamba ), tutte le fratture non-vertebrali e tutte le fratture cliniche in una meta-analisi che ha riguardato 8.710 pazienti.

Il gruppo ad alto dosaggio ( esposizione cumulativa annuale maggiore o uguale a 10.8 mg ) ha mostrato significative riduzioni nel rischio relativo aggiustato per le 6 fratture non-vertebrali ( 34,4%; P = 0.032 ), per tutte le fratture non-vertebrali ( 29.9%; P = 0.041) e per tutte le fratture cliniche ( 28.8%; P = 0.010 ) rispetto al placebo.

Il gruppo ad alto dosaggio ha inoltre presentato un tempo alla frattura più lungo rispetto al placebo per le 6 fratture non-vertebrali ( P= 0.031 ), per tutte le fratture non-vertebrali ( P = 0.025 ) e per le fratture cliniche ( P = 0.002 ).

In conclusione, l’Ibandronato ai livelli di dosaggio di esposizione cumulativa annuale maggiore o uguale a 10.8 mg ( raggiunti con la somministrazione di 150 mg/mese per via orale o di 3 mg per via endovenosa ogni 3 mesi ) risulta significativamente efficace sia nelle fratture non-vertebrali sia nelle fratture cliniche. ( Xagena2008 )

Harris ST el al, Curr Med Res 2008; 24: 237-245


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